

Mi chiamo Elisabetta, ma per tutti sono semplicemente Betta.
Classe 1974, cresciuta sui banchi della Crolle e poi della Gonin. Ho frequentato il Pascal quando ancora si chiamava BUS TUS.
Sono figlia di insegnanti giavenesi, diversissimi e preziosi.
Papà Claudio ha portato in montagna migliaia di ragazzi, ha insegnato loro il teatro, il dialetto piemontese e il gioco delle bocce. Ha scritto libri sulla storia della nostra comunità e, per decenni, è stato l’anima del Carnevale Giavenese fin dai tempi di Telebergé. Attraverso l’Associazione Comunità Colpastorese, da più di quarant’anni dà il proprio contributo ai restauri e alla conservazione della Cappella di Colpastore e dell’Angelo della Pace.
Mia mamma, Maria Eleonora Forno, anche lei professoressa, non si è mai risparmiata: da volontaria faceva prendere la terza media ai ragazzi delle 150 ore. È sempre stata impegnata nella politica e nel sociale: grandi battaglie, le sue, tra cui la difesa dell’ospedale di Giaveno.
È mio fratello, Rolando, a portare avanti la tradizione di famiglia: insegna anche lui (ginnastica). Io non ho bambini, ma faccio da zia a Giorgia e Adriano, figli di mia sorella Chiara.
Sono giavenese da sempre, come la mia famiglia. La mia bisnonna, Luisa, rientrò dall’Argentina per sposare Giuseppe Pezziardi, detto Pin. Classe 1886, era un attivo militante delle organizzazioni cattoliche della Casa del Popolo e dell’Opera Sacro Cuore. Stretto collaboratore del canonico Pio Rolla, fu socio fondatore della Sezione Coltivatori Diretti e membro della Banda musicale Leone XIII.
Lasciato il BUS TUS in terza superiore, mi sono diplomata perito aziendale allo Sraffa di Orbassano. Poi mi sono laureata a Torino in scienze politiche. La mia ultima residenza giavenese è stata l’Arco delle Streghe: ci abitavo con mia madre.
Ho sempre mantenuto stretti rapporti con Giaveno: le visite ai genitori, la collaborazione con Luna Nuova, l’impiego in una casa editrice che si occupava di libri sul territorio.
Infine, dal 2004, un nuovo mondo: MotivexLab, l’azienda hi-tech che ho fondato insieme al mio socio e compagno di avventure Paolo Pollacino. Una realtà oggi famosa per la sua Umanità Aumentata, un modello di lavoro fondato sulla piena condivisione. I media nazionali hanno definito MotivexLab una sorta di “Olivetti 2.0.”.
La mia battaglia? Migliorare pezzettini di mondo, con costanza e determinazione, partendo dal basso: proprio attraverso la condivisione sperimentata sul lavoro, dove a vincere è la nostra Umanità Aumentata.
Sono contenta di essere stata scelta come capolista di Alberto Portigliatti Barbos per una comune storia familiare nell’Opera del Sacro Cuore. Siamo imprenditori entrambi, mossi dalla determinazione di fare le cose a modo nostro. Lo stile è quello della gente concreta, che sa lavorare a testa bassa mettendoci il cuore.
Il mio contributo alla comunità giavenese è in termini di lavoro e occupazione, sostegno al commercio e alle imprese. Innanzitutto: valorizzare ancora meglio il marchio Giaveno. Obiettivo: trattenere sul territorio le nostre risorse e attrarre le ricchezze portate dal turismo. Aiutare le famiglie a far lavorare i figli giovani, sostenere le dinastie dei nostri artigiani. E incoraggiare i ragazzi a tenere vive le attività che da sempre arricchiscono la città, la sua economia fatta di piccole imprese, negozi, bar e ristoranti.
In un mondo sempre più virtuale, fatto di Realtà Aumentata e Intelligenza Artificiale, io scelgo l’Umanità Aumentata di Giaveno, la forza della comunità locale, la sua storia, la sua identità inconfondibile. Questione di fiducia: la certezza di essere tra amici, sempre, sapendo mettere da parte le singole differenze.
Apprezzo molto l’impegno civico di Alberto Portigliatti Barbos: considera Giaveno come bene supremo, al di là delle divisioni politiche del momento. È proprio questo lo spirito più autentico della nostra comunità: saper stare tutti dalla stessa parte, quando si tratta di far vincere Giaveno.
Io stessa ho il massimo rispetto per tutti gli amministratori che, in passato, hanno contribuito a fare grande la nostra comunità. E ho il più profondo rispetto per le personalità istituzionali che, ancora oggi, rappresentano degnamente Giaveno in ogni sede, da Torino a Roma. Vedo il risultato del loro impegno: hanno fatto crescere la nostra città, creando opportunità per tutti.
A mia volta, concepisco l’impegno pubblico come servizio: si tratta di lavorare ancora per migliorare sempre, unendo le forze, avendo tutti Giaveno nel Cuore.
Oggi più che mai, in un mondo così caotico e difficile, ci si accorge di quanto sia preziosa la comunità locale. È un punto di riferimento fondamentale, per la nostra vita: un patrimonio insostituibile. Ecco perché è così importante, impegnarsi per difenderla e migliorarla ancora.
Io ci sono. Col Cuore.
