
E-mail del 07/06/2024Oggetto: Ringraziamenti Associazione Italiana di Metallurgia
Gentilissima dr.ssa Ruffino,
desideriamo esprimere un particolare ringraziamento per l’ospitalità riservata ai partecipanti del nostro Corso Trattamenti Termici conclusosi ieri.
Le chiediamo di voler estendere i nostri ringraziamenti al dr. Paolo Murgia e a tutti i vostri collaboratori coinvolti nell’organizzazione.
Con l’auspicio di poter contare sul vostro supporto e sulla vostra collaborazione per eventi futuri, vi inviamo i nostri migliori saluti.
Milano, 7 giugno 2024
Cari,ho letto – in due rate – il libro, e ne sono rimasto deliziato, incuriosito, sorpreso, appagato, soprattutto sbalordito.Non è solo perché vi conosco – posso dirlo finalmente adesso, casomai, perché prima mi mancava una parte essenziale. Non sapevo, esattamente, come faceste a intrattenervi, tutte quelle ore, prima che capitasse, la sera dopo, che ci si rivedesse al bar, per poi magari sfrecciare per la valle, a velocità supersonica, ritrovando di colpo la perduta fede nell’ultraterreno…Che diavolo faranno, davvero, quei due, dal mattino alla sera?Ok, me l’avevate spiegato, ci avevate provato. Ma solo ora, credo, ho finalmente afferrato. Ed è qualcosa che a un profano assoluto come me può sembrare meraviglioso, una scommessa strepitosa e – posso dirlo? – anche un po’ commovente, in vari punti.La durezza delle prove, le sconfitte, le delusioni, l’amarezza del tradimento. E poi la bellezza della sincerità, del riconoscere gli errori. L’arrendersi alla propria umanità, accogliendo quella altrui.E’ come se aveste fabbricato un motore, o l’aveste trovato dentro di voi, nel profondo. Motore immobile, diceva il filosofo. Ecco, qualcosa del genere. Un motore che, una volta acceso, non si ferma più. Non può.Si parla di lavoro, sì. Di azienda, di mercato, di raffinata psicologia e sapiente team building, di offerta commerciale formidabile, di sacrificio e genio, intuizione e fatica quotidiana, fiducia e speranza, tenacia, inventiva, innovazione.Ok, vero. Prove tecniche di resistenza, a tutto, per gli accessori e i componenti delle quattro ruote, l’automotive just in time.Va be’, ma questa è solo la parte più visibile di tutta la faccenda, la vita di un’azienda – nascita e morte, resurrezione, reincarnazione e splendore: il futuro che torna, ti sorride e ti prende per mano, perché in te riconosce qualcosa di speciale, di onesto; qualcosa di irripetibile e inimitabile, profondamente leale.Quanto alle auto, personalmente credo di avere la stessa competenza che accomuna i reduci ultracentenari in visita al Mausoleo di Tito, ammesso che esistano – loro, e il mausoleo – da qualche parte, in Jugoslavia (paese che infatti non c’è più).So bene che le cose sono andate un bel po’ avanti, dai tempi della Bianchina di Fantozzi o, per dire, dalla gloriosa R4 blu con la quale una volta riuscii, da gradasso incosciente, a guadare il Pellice – ecco una prova estrema, come le vostre: e non ditemi che non ce l’avete ancora, un test idraulico-fluviale, lo tsunami-test per sommergibili terrestri pilotati da deficienti…Scherzi a parte: bravi. Perché trovo che nel vostro libro, al netto dei contenuti tecnici e più orientati al marketing, c’è soprattutto una merce piuttosto rara. C’è pensiero.Quello che avete scritto ti costringe essenzialmente a pensare. E ci riesce persino col lettore più sprovveduto, meno avvezzo – persino un tonno, con tutto il rispetto per i tonni, capisce al volo il senso e la bellezza di quel che avete fatto, che state facendo, voi e tutta la squadra, in quest’Italia in saldo, in rottamazione, nelle retrovie del gulag punitivo chiamato Unione Europea.Il punto più critico, per me (e felicemente risolto, nelle vostre pagine) è quello che riguarda la velocità, che poi è il vostro core business, oltre che l’antica ed eterna ragione di vita di Paolo.Velocità, per me, è un’arma a doppio taglio. Se si chiama fretta, allora è un non-valore, è un handicap. Ed è esattamente il trucco attraverso cui il power-system bara regolarmente, rubando a mani basse. Quel tipo di velocità è la truffa del secolo. Devi fare tutto in fretta, altrimenti sei scemo, sei tonto, sei un poveretto.La velocità di esecuzione è quella dell’illusionista, del prestigiatore: è sempre velocissimo, per forza, se no si capirebbe il trucco. E’ lo speed del politico che parla a mitraglia, del televenditore di pentole, dell’anchorman troppo abbronzato, pagato per mentire.L’attaccante “ruba il tempo” al difensore e fa goal. Finché è calcio, tutto bene. Ma la regola vale quasi sempre anche per il resto: se io ti rubo il tempo, e ti costringo a correre, tu non pensi più. E meno pensi, più sbagli. E lì ti frego: ti gonfio come una zampogna, faccio una goleada dopo l’altra.Tu dov’eri? Là fuori. Correvi.Perché correvi? Non lo sapresti dire. Correvi e basta, perché ti avevano detto di correre.Ecco il punto: più corri, più smetti di fare quello che vuoi. Non hai avuto nemmeno il tempo di pensarci, di capire cos’è che volessi, davvero, dalla tua vita. Ti metti a correre, e non molli. E così, smetti di pensare. Non fai più quello che vuoi. Fai solo quello che gli altri vogliono farti fare. Poi viene sera, e dici: dove son stato, in tutto questo tempo? Charlie Brown: dove sono finiti, tutti?“Festina lente”, era scritto in tanti cartigli e sigilli nobiliari. E’ un ossimoro, scritto in latino. Vuol dire: “affrettati lentamente”. Cioè: non perdere tempo. Usalo bene, il tempo, perché è il bene più prezioso che hai. Prima, però, prenditi tutto il tempo che ti serve, per capire che cos’è che vuoi. Poi, a quel punto, corri pure – meno tempo perdi, meglio è.La velocità, allora, diventa abilità. Vantaggio, virtù. Il talento originario di Paolo, il suo istinto. Il talento e l’istinto di Elisabetta per la scommessa h-24, soddisfatti o rimborsati.Gente che corre? Sì, e che fa della corsa la propria ragione sociale, vitale. Ma soltanto dopo averci pensato, e tanto. Sapendo addirittura riprendersi il tempo – per sé e per gli altri – rallentando la giornata con la conversazione, le letture, la palestrina. Padroni del proprio tempo, ecco tutto: il disvalore capovolto.Come dire: bingo.Dipende sempre da che parte le impugni, le cose. Sono tutti strumenti. Il loro utente si divide in due categorie: con il cervello in uso, o senza. In questo caso c’è anche il cuore, ed è piuttosto grande.Così grande, che verso la fine del libro si leggono parole tipo queste: “Più ci abituiamo a disservizi creati dalle persone, più saremo pronti ad accettare che le persone siano sostituite da macchine”. Certo, perché “gestire le persone costa fatica, emotiva e pratica”.Persone, emozioni, fatica, praticità, macchine, disservizi.Sei parole, in cui c’è il succo di tutta quanta l’avventura MotivexLab, ma anche il senso di questa globalizzazione feroce, inferta senza anestesia, con l’aggravante – in Eurozona – della truffa numero uno, la revoca della sovranità che costringe lo Stato a tagliare e super-tassare tutto, facendo collassare – a cascata – il comparto industriale.Non lo dicono, i prestigiatori al comando, ma è proprio così che funziona. Non si diventa la quarta potenza industriale del mondo solo con l’ingegno aziendale. Devi avere dalla tua parte l’infrastruttura pubblica, che almeno non ti remi contro.Era così inefficiente, la vituperata Italietta dell’economia mista, che insistette per creare il G4, appositamente per lei. Per questo misero una taglia sul nostro paese, che oggi stiamo scontando.Un economista onesto e valoroso come Nino Galloni, che la storia la racconta giusta – anche perché c’era, nella sala dei bottoni, quando fu accuratamente sabotato il sistema Italia in sede europea – oggi dice che, nonostante tutto, non ci sono riusciti, a piegare l’imprenditorialità italiana. Il made in Italy – malgrado l’euro-maledizione, la Fatwa di Bruxelles e Francoforte – sopravvive, non è morto come speravano, si sta addirittura riprendendo.Questo è il paese del “festina lente”. Il paese di MotivexLab, di Paolo ed Elisabetta, che hanno il coraggio (da leoni) di titolare la loro storia “Tutto e subito”, roba da far schiantare il più spericolato dei pubblicitari.Tutto e subito, sì, ma con giudizio. Con pensiero, e cuore.“Più ci abituiamo a disservizi creati dalle persone, più saremo pronti ad accettare che le persone siano sostituite da macchine”.Capito che succede, nel 2017, dalle parti di Avigliana?“Grazie, ragazzi”, direbbe John Wayne. “Sono fiero di voi”. E quell’altro, decisamente più scuro di carnagione, aggiungerebbe: “How I want to be in that number, when the saints go marchin’ in”.Olè.Davàj, come direbbe Putin. Davàj karasciò, italianski.Avanti così.E grazie, davvero.Giorgio Cattaneo, giornalista

Messaggio WhatsApp del 23/05/2024Ciao Elisabetta come stai? Ti seguo sui social e oltre 1000 cose che hai fatto ora anche in politica 🚀
Mi viene da dire VAI E SPACCA 👏Ce ne fossero di persone in quegli ambienti con la tua testa
Pregiatissimi Elisabetta e Paolo, vorrei ringraziarvi per il libro “Tutto e subito”, ho finito di leggerlo quando ero in vacanza.Da sempre amo leggere, e ogni volta che finisco un libro mi sento in qualche modo più ricco, anche se con dei dubbi, delle riflessioni, che mi mettono anche in qualche modo in crisi.In questo vostro libro mi sono ritrovato, come storia di lavoro personale, in alcune situazioni.In particolare quella relativa al “collaboratore infedele”, alle situazioni che si sono create e alla capacità di affrontare con forza davvero invidiabile, una situazione così difficile.Mai fatti vi danno ragione, sono fermamente convinto che nulla capiti per caso e che spesso la vita ci riserva delle “prove” che in fondo sono il sale della nostra stessa esistenza.Vedi per esempio la, certamente dolorosa scelta di vendere auto e attrezzature da rally per intraprendere un lavoro completamente nuovo.Anche il vostro incontro che mi sembra di capire, essere stato più che casuale.Mi chiedo però, se non ci fosse stata la crisi degli sponsor nel settore dei rally, se non ci fosse stato il collaboratore “infedele”, se non vi foste incontrati, oggi ci sarebbe la MotivexLab?Una azienda che da una crisi che avrebbe travolto la stragrande maggioranza di altre realtà, è cresciuta forte e soprattutto in modo innovativo.Quale segreto?Certamente la feroce determinazione di Paolo, la scelta dei nuovi collaboratori e il continuo coinvolgimento nelle attività dell’azienda, la formazione continua, le attività anche ricreative, e.… sopratutto la maniacale attenzione al Cliente.Scusatemi la “pippa”, ma qualcosa che mi ha messo in crisi più del solito l’ho trovato.Dalla fine di agosto, ho cominciato ad elaborare qualcosa anche per la mia piccola realtà.La prima decisione che ho preso ed attuato dai primi giorni di settembre, è stata la chiusura al lunedì mattina dell’ufficio per concentrarci sulla formazione continua e non a spot, come fatto fino ad oggi.È per ora una piccola cosa ma dalle prime riunioni sta già nascendo qualcosa che spero darà frutti.Non voglio tediarvi ancora, ma vi prego di accettare il mio più sentito ringraziamento.Siete un esempio e, per chi ha voglia di vederlo, una forte molla verso il cambiamento. Beppe Gerbino, agente assicurativo, 19 Settembre 2018

DA LEGGERE ASSOLUTAMENTEHo letto questo bellissimo libro in solo 2 giorni. Se lavori nell’automotive sicuramente ti da tantissimo con molte soluzioni ai problemi quotidiani del settore. Però a me, che sono un piccolo imprenditore di un altra categoria mi ha dato uno slancio emotivo, mi ha fatto capire che tutti attraversiamo difficoltà umane e lavorative quotidiane, ma con grande impegno e metodo è possibile rinnovarsi lavorando ogni giorno con più precisione ma soprattutto con la gioia di vivere che ti aiuta ad andare avanti affiancandoti a dei collaboratori che sono parte di una grande passione condivisa. Ho colto tante cose che mi piacerebbe applicare nel mio lavoro, perché impegno, volontà e gioia di vivere devono essere parte di ogni azienda sana. Grazie per tutti i bei consigli che mi avete dato. Diego Gerussi, 31 Ottobre 2017
… uno di quei libri non-libri che mi stanno catturando sempre di più, ultimamente. Sembrano libri, all’apparenza: una volta aperti, però, si rivelano porte per altre forme di lettura. Forse sarebbe più giusto chiamarli oltre-libri. Sono quelli che sono difficili da rinchiudere in etichette (romanzo, saggio, graphic novel) perché sono quelli che non ne hanno bisogno: si leggono, sì, ma si ascoltano, si percepiscono, si sentono, si vedono. Aprite la copertina e tutto di voi viene sollecitato a prestare attenzione. Persino le orecchie, sì.
Solo per essere veloce nell’esprimermi, lo posso definire romanzo. Un romanzo di vita. O meglio, di vite, perché qui sono due quelle che parlano. Ma nel momento stesso in cui lo scrivo, comprendo perfettamente che è riduttivo. Per cui, andrò semplicemente a parlare di cos’è avvenuto, una volta superata la copertina del libro e la vibrazione del titolo. Che non è da trascurare, affatto.
Tutto e subito. È un’espressione che di solito si usa per definire gli arroganti, gli impazienti, i pretenziosi. O quelli che si vuole etichettare superficialmente così, senza ascoltare e guardare di quale fibra sono veramente intrecciati. Tutto e subito: impossibile avere tutto e subito, per una certa scuola di pensiero, per cui, chi lo desidera, non può che essere un arrogante, impaziente, ecc.
Se la pensate così, e volete ricredervi, oltrepassate la copertina. E quando la richiuderete, dall’altro lato, capirete che si può fare, ed è del tutto naturale farlo, se si è scelto di essere protagonisti e presenti a se stessi.
Se la pensate così, e non volete ricredervi, cambiate libro. Questo è un oltre-libro, e per voi potrebbe essere un po’… oltre.
Ho scritto all’inizio che qui entrate in un multimedia: quando cominciate a leggere le prime parole, notate che non le state più leggendo, ma le state ascoltando. E state guardando un film che quelle parole stanno disegnando per voi, davanti a voi.Come ho detto, sono due le voci che s’intrecciano: Paolo Pollacino, la Voce del Protagonista, ed Elisabetta Ruffino, Colei che Racconta, che si spartiscono i capitoli del libro in queste due grandi strade. Due vite che poi diventano una, nel lavoro e nella vita, pur rimanendo due, e che costruiscono insieme qualcosa di nuovo, solido e rassicurante, partendo da una bruciante delusione di anni prima, patita da Paolo.
Siamo in Piemonte, negli anni ’90, tra Torino e le valli di Susa. Paolo è un ragazzo diciannovenne, perdutamente innamorato, e senza ritorno, della velocità incarnata dalle corse di rally. Vuole riuscire in quello sport che si è infilato nelle sue valvole cardiache e s’impegna con tutto se stesso, lavorando come rappresentante di libri di giorno, e allenandosi su e giù per le valli di sera e in ogni momento libero per acquisire capacità e maestria al volante, oltre a recuperare denaro per finanziare quell’amore così totale e costoso. Il mondo dei rally può essere definito con tanti aggettivi ed espressioni, ma “a buon mercato” non rientra proprio tra questi.
Lasciando gli altri a ridere dei suoi sforzi (è sempre incredibilmente molto alto il numero di coloro pronti a sommergere di risate di scherno chi si sta impegnando in un progetto, solo perché non si concretizza in un impiego più o meno routinario e con uno stipendio a fine mese), Paolo corre letteralmente per la sua strada, raccogliendo e collezionando successi e un’ultima brutale delusione, che lo farà uscire dal mondo delle corse.
Storia finita? Solo un capitolo. Paolo non è persona incline a far finire la propria vita con la fine di un progetto, per quanto amato, nutrito e curato. Coloro che amano la velocità ne rimangono innamorati per sempre, anche quando non possono più adorarla in corsa. Paolo sposta l’attenzione verso i modi in cui può essere veloce anche senza una macchina da corsa, e lo trova fondando a Torino, nel 1998, la Metal Test Certificated: un laboratorio prove conto terzi che si occupa di effettuare prove distruttive sui materiali metallici usati dall’intero indotto FIAT e le altre case produttrici di auto. Si tratta di aziende di stampaggio, saldatura, verniciatura, meccanica di precisione, trattamenti termici, cui vende anche strumenti e attrezzature da laboratorio.
Il primo passo di un’espansione. Paolo non poteva saperlo, all’epoca, e nemmeno Elisabetta, che vi entrò poco più tardi, per affiancare e aiutare colui che era anche il suo fidanzato a costruire l’azienda.
Non vi racconterò nulla di quello che capitò tra il 1998, l’anno della fondazione e il 2017, il momento in cui la società si chiama MotivexLab ed è grande, solida, unica nel suo genere, in continua e inarrestabile espansione. Dovrete leggere, ascoltare, stupirvi, vivere tutto quello che scrivono i due protagonisti: meglio di loro, non può dirlo nessun altro.
Non è nemmeno più un’azienda. È uno stile di vita lavorativa. È la sintesi di come vita, lavoro, spirito e capacità umane, voglia di fare, creatività, serietà e rigore s’incontrano e si mescolano, per dare vita a qualcosa di unico. Quando leggerete di com’è strutturata l’azienda e di come si lavora, penserete che sia una favola o che sia troppo bello per essere vero.
Può darsi.
Solo perché a nessuno è venuto in mente di usare davvero il proprio coraggio e le proprie risorse per creare qualcosa che altrimenti sarebbe rimasto confinato al mondo dei romanzi di fantasia e dei film. Paolo ed Elisabetta hanno realizzato sul serio quello che volevano vedere con gli occhi e toccare con mano, mettendo da parte la paura del “ma non esiste una cosa simile, non si può fare” oppure “dato che nessuno l’ha fatto prima, allora non si può fare”.
Un sogno sfrenato, quasi un peccato contro l’ordine supinamente accettato delle cose, una trasgressione impensabile all’angoscia e allo squallore di certa realtà lavorativa italiana: un’azienda che ascolti davvero i clienti e ne soddisfi le esigenze con serietà, senza servilismi o sotterfugi, che dia davvero quello che promette, o altrimenti rimborsa i costi. Un’azienda dove le persone possano sul serio lavorare, esprimere se stesse, le loro capacità lavorative, fare carriera “sul serio” per il proprio impegno, meriti e studio, e realizzarsi.
Un sogno? Diventato realtà, ormai da un po’. Visitate questo sito http://motivexlab.com/ e vedrete che esiste sul serio. Prendete nota dell’indirizzo e andate a trovarli, ad Avigliana nelle valli di Susa.
Leggete, ascoltate il libro e ricordatene le parole, se avete un sogno da realizzare che vi spaventa. O se è diventato talmente grande che qualcosa si è bloccato a metà nella sua concretizzazione. I sogni non sono le creazioni eteree fatte di nuvole con cui vengono rappresentati… sono creature impalpabili, ma potentissime, esigenti, totalizzanti e non accettano di buon grado di essere messi da parte. Vogliono il sangue e le energie di chi li ha richiamati per diventare palpabili e concreti, e se costano tanto (e quello del denaro è il costo più trascurabile, facendo tutti i conti finali) è perché valgono immensamente. Quanto ripagano, e ripeto, non solo in termini monetari, quando li potete guardare in faccia, sentire sotto le mani, o aprirne le porte e le serrande? Quanto vi ricordate, in quel momento, di tutte le cadute, le fatiche, le porte sbattute in faccia, i fallimenti, i pianti e la voglia di mollare tutto e scappare? Un maestro buddista asseriva che, una volta raggiunto l’obiettivo, tutte le lotte, per quanto estenuanti, diventeranno dolci ricordi.
È quello che si respira nell’atmosfera di questo libro. Non è stato tutto facile, roseo, e nessuno di loro due, Paolo ed Elisabetta, è stato graziato di umiliazioni, arrabbiature, accuse, contestazioni, e nessuno di loro due ha ricevuto regali semplicemente per i loro bei visi. Hanno costruito e guadagnato tutto, ogni cm di mattone e di metallo sottoposto a prove, rilanciando ogni giorno, ogni momento.
Ogni 24 ore, come la promessa che campeggia nella home page del loro sito.
Loredana Gasparri, 10 Luglio 2017