
E’ con un certo disagio che oggi pubblico questa foto, ma in questo giorno di festa e rinascita, voglio raccontarti un pezzo della mia storia, affinché tu possa coglierne qualcosa di buono per te, se vorrai.
Voglio raccontarti in particolare di un mio dolore e di come l’ho ucciso.
Il dolore non è mai urlato.
Il dolore è velato da un pareo dietro al quale schermarsi.
Il dolore si insinua nelle tue cellule e ti fa ingrassare o ti fa dimagrire, ti fa ammalare di malattie silenziose e bastarde che i migliori specialisti sulla piazza non riescono a debellare.
Per il dolore non c’è medicina.
Il dolore lo uccidi tu.
Lo uccidi quando ti rompi i coglioni di stare appeso a quella croce e decidi che è giunto il tuo momento per rinascere.
Non voglio essere blasfema o urtare la tua sensibilità, ma se sei tra i miei contatti, facilmente condividi con me un percorso di crescita personale e professionale e so che se mi stai leggendo capisci bene cosa intendo dire.
Anche tu ti sei trovato inchiodato a un palo che ti impediva di percorrere la tua strada, rincorrere i tuoi desideri, realizzare i tuoi sogni.
E anche tu hai dato un taglio a situazioni che non ti appartenevano più.
O forse sei ancora legato a quel palo, ma nel profondo sai benissimo che quei legacci li hai messi tu e non c’è davvero nulla che ti impedisce di slegarli.
Certo, non ti devi suicidare con uno stupido pensiero positivo che ti fa sentire superman: senza le competenze e le risorse emotive, spirituali, intellettuali e materiali, rischi di schiantarti velocemente nel mondo là fuori.
Là fuori è dura e forse è per questo che ancora preferisci stare legato al palo, protetto dalle tue paure, con un dolore sempre più persistente e profondo.
Così profondo che non lo percepisci più.
Per me era normale essere diventata un mostro.
Per me era normale non farmi fotografare.
Per me era normale nascondermi dietro a un pareo.
Non percepivo più l’anormalità di quel dolore.
Avevo anche ottime ragioni per essere ridotta così, la vita mi stava colpendo così duramente in quei giorni, che ero assolutamente giustificata.
Intorno a me vedevo occhi che mi compativano, sentivo voci che dicevano – Poverina, con quello che le è successo – Beh sai poi che è successo?
E’ successo che ho confrontato l’immagine che mi ero fatta di me quando ero piccola, con ciò che ero diventata.
E allora ho urlato un grandissimo VAFFANCULO e ho iniziato ad andarmi a prendere ciò che era mio.
E piano piano, vasca dopo vasca, pensiero dopo pensiero, vaffanculo dopo vaffanculo, ho buttato fuori tutta la merda che avevo accumulato dentro di me e seguendo tutti i giorni per 1 ora intera la linea nera sul fondo della piscina, dopo quasi 2 anni ho iniziato a ritrovare la persona che sognavo di essere da bambina.
Naturalmente non sto parlando dell’aspetto fisico. Quello è importante nella misura in cui è lo specchio di come si sta dentro.
Sto parlando delle emozioni che volevo vivere, dei sentimenti verso me stessa e gli altri che volevo provare.
Ho incontrato tanti maestri sul mio cammino in questi anni. Alcuni ufficiali, altri inconsapevoli del loro ruolo, così fondamentale per me.
A loro va il mio grazie.
Sempre.
E ho capito da questi maestri che è importante parlare, dare l’esempio, testimoniare coi fatti.
Ed ecco qui il senso di questo post.
Non è un marchettone, né per chi mi ha aiutato a guarire, né per chi mi sta fornendo gli strumenti per rendere ogni giorno migliore la mia vita.
Vuoi sapere chi sono? Chiedimelo.
Non è neanche il disvelamento di una ricetta magica per dimagrire.
Questo è l’invito a prendere la foto che ti sei fatto nella tua testa da bambino e vedere se assomiglia a ciò che sei diventato oggi.
E se l’immagine è troppo distante, ascolta la tua voce più profonda e inizia a toglierli i chiodi che ti tengono appeso alla tua croce.
Uno alla volta, giorno dopo giorno, vaffanculo dopo vaffanculo.
E rinasci anche tu.
Si può fare.
Buona Pasqua o qualsiasi cosa tu voglia festeggiare oggi.
Pasqua 2017
